Autostima: dalla consapevolezza all’accettazione di sé

Autostima

L’Autostima è il punto di partenza, la pietra miliare di molte cose importanti che riusciamo o non riusciamo a fare. E’ quindi essenziale per la realizzazione di una buona vita, piena di tutto ciò che davvero vogliamo e libera da ciò che non ci piace.

Autostima = valutazione di sé.

Cioè come ci consideriamo persone capaci, importanti e di valore.

Essendo presente una “valutazione personale” ha per forza una connotazione soggettiva.

Non esiste un valore assoluto, come non esiste un valore relativo, visto che la valutazione può variare nel tempo.

L’Autostima si basa su quattro aspetti principali:

  • Consapevolezza di sé
  • Responsabilità personale
  • Valutazione positiva di sé
  • Accettazione di sé

La Consapevolezza di sé
Essere consapevoli dei propri confini, dei propri desideri, dei propri sentimenti e dei propri bisogni, degli obiettivi che ci siamo posti, dei risultati che abbiamo ottenuto e delle nostre modalità di azione nel mondo.

La Responsabilità personale
Sapersi assumere la responsabilità delle proprie scelte e delle proprie azioni, senza attribuirla all’esterno, evitando al contempo di essere eccessivamente severi con se stessi.

La Valutazione Positiva di sé
Una valutazione positiva di sé consente di avere un atteggiamento rispettoso, fiducioso e costruttivo nei propri confronti e nei confronti di ciò che facciamo e faremo.

L’Accettazione di sé
L’accettazione di sé comprende l’essere rispettosi nei propri confronti, anche nel momento in cui valutiamo criticamente le nostre sensazioni e le nostre decisioni.

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Fonte: “L’Autostima,” di Edoardo Giusti e Alberta Testi – Sovera Edizioni

Immagine: FreeDigitalPhoto – Autore: digitalart

Assertività: come gestire efficacemente la relazione con l’altro

Assertività

L’Assertività è la capacità di esprimere se stessi ed i propri diritti senza violare o negare i diritti degli altri.

Consiste nel comunicare in modo diretto, chiaro e onesto.

Un comportamento assertivo promuove l’uguaglianza nei rapporti umani, mettendoci in grado di agire nel nostro migliore interesse, di difenderci senza ansia, di esprimere con facilità e onestà le nostre sensazioni.

Essere assertivi significa vivere esercitando i propri diritti in modo naturale, senza provare tensione, riconoscendo agli altri la reciprocità di questo assunto.

Questo presuppone una buona autostima ovvero la conoscenza di sé e delle modalità più efficaci per esprimere le proprie idee, affetti ed emozioni.

L’Assertività è la capacità di interagire con gli altri attraverso:

  • un comportamento proattivo e non reattivo
  • un atteggiamento caratterizzato da piena fiducia in sé e negli altri
  • la capacità di affermare i propri diritti, bisogni, emozioni senza negare quelli degli altri
  • un atteggiamento non censorio, non basato su pregiudizi o stereotipi
  • la capacità di comunicare desideri, critiche, opinioni in modo chiaro e diretto, senza essere minacciosi o aggressivi né rinunciatari o passivi.

Non esistono persone sempre assertive, ma solamente comportamenti assertivi, che possono essere prodotti da tutti.

Una risposta assertiva è situazionale, dipende dalle situazioni in cui viene espressa.

Quindi, le diverse componenti emozionali, espressive, cognitive si dovranno calibrare a seconda della situazione, delle aspettative, degli obiettivi e delle persone di quel particolare momento.

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Immagine: FreeDigital Photo – Autore: Stuart Miles

Ascolto, la base della relazione con l’altro

AscoltoL’Ascolto è la capacità di accogliere le informazioni da chi parla, altre persone o se stessi, senza esprimere giudizi, essendo empatici.

Infatti, la capacità di ascoltare è considerata una vera e propria arte, che richiede di saper raccogliere, di accogliere in modo ampio, tutte le informazioni ed i significati presenti all’interno di un processo comunicativo, senza filtri e pregiudizi di sorta.

E’ importante evidenziare il fatto che ogni persona attribuisce alle parole un significato e un valore proprio, in relazione al proprio vissuto, alle proprie conoscenze, convinzioni, esperienze ed istruzione.

Da ciò, si evince l’importanza di attivare, durante l’ascolto, un processo di rispecchiamento della persona con la quale ci si sta relazionando, altrimenti definito “mirroring”, e contemporaneamente porre delle domande, sia di tipo aperto che di tipo chiuso, al fine di conoscere, riconoscere ed accettare il punto di vista dell’altro.

L’ascolto, inoltre, è una metodica valida per aumentare l’autostima della persona ascoltata, in quanto equivale a dirgli: “tu sei importante per me, io ti ascolto e non ti giudico”.

I livelli di ascolto
La capacità di ascoltare è suddivisa in tre livelli differenti, che sono caratterizzati dalla partecipazione più o meno attiva che l’ascoltatore pone durante il processo comunicativo, e sono: l’ascolto passivo; l’ascolto parziale; l’ascolto attivo.

L’ascolto passivo
Questo livello di ascolto è caratterizzato dalla mancanza di interesse, da parte di chi ascolta, di partecipare al processo comunicativo che si è instaurato con l’altra persona. E’ ovvio che il risultato di questa interazione sarà vissuto negativamente dall’interlocutore, il quale si sentirà non rispettato e non compreso da chi dovrebbe ascoltarlo e comprenderlo, ricavando da ciò, un senso di insoddisfazione, quando non di vera e propria frustrazione.

L’ascolto parziale
Questo livello di ascolto è caratterizzato dal fatto che, chi ascolta, rimane ancorato all’aspetto logico-razionale, al contenuto della comunicazione, vale a dire al “cosa” viene espresso all’interno del processo comunicativo, altrimenti definito piano digitale. Il risultato di questa interazione sarà la incompleta comprensione del messaggio, in conseguenza del fatto che si ottiene una comunicazione parziale, in quanto manca la comprensione dell’altro sul piano emotivo.

L’ascolto attivo
Questo livello di ascolto è caratterizzato dal fatto che, chi ascolta, tenta di vedere le cose dal punto di vista dell’altro, di mettersi nei panni dell’altro, di empatizzare con la persona con la quale sta interagendo. In questo livello di ascolto si pone attenzione sia all’aspetto logico-razionale della comunicazione, altrimenti definito piano digitale, sia all’aspetto relazionale, altrimenti definito piano analogico, vale a dire al “come” viene espresso all’interno del processo comunicativo, che rappresenta la parte emozionale della persona. L’aspetto della relazione comprende tutta la parte della comunicazione paraverbale (velocità, volume, pause, ritmo e tono della voce), e della comunicazione non verbale, o linguaggio del corpo (movimenti del corpo, delle mani, degli occhi, postura, respiro, espressioni del volto).

Questo tipo di ascolto prevede una partecipazione fattiva da parte dell’ascoltatore, il quale non deve limitarsi ad ascoltare con interesse il suo interlocutore, ma deve agire una serie di attività ulteriori, al fine di realizzare il contatto con l’altro. Il risultato finale di questo livello di ascolto è la comprensione in toto della persona, delle sue richieste e necessità, la quale si sentirà compresa e gratificata.

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Immagine: Alessandro Vecchio