Comportamento e Atteggiamento: il “fuori” e il “dentro” di ognuno di noi

Il Comportamento di una persona può essere definito come tutto quanto è osservabile di quella persona da parte di altre persone, osservabile in termini di “cose fatte e dette”, quindi gesti, movimenti, azioni, parole, discorsi.

Nel comportamento umano rientra anche la comunicazione, intesa come “cose dette”, poiché noi la possiamo osservare ed ascoltare negli altri individui.

Quindi, se ogni comportamento comunica qualcosa, il comportamento è comunicazione, dal momento che la comunicazione verbale si pone come un canale distintivo del nostro comportamento generale.

C’è di più. Il comportamento non è atteggiamento, e viceversa.

La differenza tra comportamento (detto anche “comportamento esterno”) e atteggiamento (detto anche “comportamento interno”) , sta nel fatto che il primo è osservabile, secondo la definizione suddetta, mentre non è possibile per il secondo, in quanto è solo ipotizzabile.

L’Atteggiamento di una persona è rappresentato dalla sua vita interiore, da quello che pensa, che sente in termini affettivi, che prova in termini emotivi, che conosce e che si traduce, normalmente, in comportamenti precisi.

L’atteggiamento di una persona è ciò che predispone quella persona a determinati comportamenti. Se abbiamo il timore di una determinata situazione (atteggiamento), è molto probabile che faremo cose, o diremo frasi (comportamento) in linea con tale timore.

Per cui, generalmente, da una serie di comportamenti di una persona è possibile trarre indicazioni sul suo atteggiamento; indicazioni che dovrebbero, tuttavia, essere verificate, per evitare che si formino dei pregiudizi sulle persone.

E’ sempre bene, in ogni caso, evitare di generalizzare un comportamento di una persona e di classificarlo come suo atteggiamento, dal momento che il comportamento è solo una manifestazione esteriore, spesso condizionata dall’ambiente esterno.

Si possono dunque definire gli atteggiamenti di una persona come stati mentali, costituitisi nel tempo, che esercitano una influenza dinamica sull’individuo, preparandolo a reagire in modo particolare di fronte a delle situazioni; espressioni che si manifestano non solo con il canale verbale, ma attraverso tutti gli atteggiamenti espressivi.

Ascolto, la base della relazione con l’altro

AscoltoL’Ascolto è la capacità di accogliere le informazioni da chi parla, altre persone o se stessi, senza esprimere giudizi, essendo empatici.

Infatti, la capacità di ascoltare è considerata una vera e propria arte, che richiede di saper raccogliere, di accogliere in modo ampio, tutte le informazioni ed i significati presenti all’interno di un processo comunicativo, senza filtri e pregiudizi di sorta.

E’ importante evidenziare il fatto che ogni persona attribuisce alle parole un significato e un valore proprio, in relazione al proprio vissuto, alle proprie conoscenze, convinzioni, esperienze ed istruzione.

Da ciò, si evince l’importanza di attivare, durante l’ascolto, un processo di rispecchiamento della persona con la quale ci si sta relazionando, altrimenti definito “mirroring”, e contemporaneamente porre delle domande, sia di tipo aperto che di tipo chiuso, al fine di conoscere, riconoscere ed accettare il punto di vista dell’altro.

L’ascolto, inoltre, è una metodica valida per aumentare l’autostima della persona ascoltata, in quanto equivale a dirgli: “tu sei importante per me, io ti ascolto e non ti giudico”.

I livelli di ascolto
La capacità di ascoltare è suddivisa in tre livelli differenti, che sono caratterizzati dalla partecipazione più o meno attiva che l’ascoltatore pone durante il processo comunicativo, e sono: l’ascolto passivo; l’ascolto parziale; l’ascolto attivo.

L’ascolto passivo
Questo livello di ascolto è caratterizzato dalla mancanza di interesse, da parte di chi ascolta, di partecipare al processo comunicativo che si è instaurato con l’altra persona. E’ ovvio che il risultato di questa interazione sarà vissuto negativamente dall’interlocutore, il quale si sentirà non rispettato e non compreso da chi dovrebbe ascoltarlo e comprenderlo, ricavando da ciò, un senso di insoddisfazione, quando non di vera e propria frustrazione.

L’ascolto parziale
Questo livello di ascolto è caratterizzato dal fatto che, chi ascolta, rimane ancorato all’aspetto logico-razionale, al contenuto della comunicazione, vale a dire al “cosa” viene espresso all’interno del processo comunicativo, altrimenti definito piano digitale. Il risultato di questa interazione sarà la incompleta comprensione del messaggio, in conseguenza del fatto che si ottiene una comunicazione parziale, in quanto manca la comprensione dell’altro sul piano emotivo.

L’ascolto attivo
Questo livello di ascolto è caratterizzato dal fatto che, chi ascolta, tenta di vedere le cose dal punto di vista dell’altro, di mettersi nei panni dell’altro, di empatizzare con la persona con la quale sta interagendo. In questo livello di ascolto si pone attenzione sia all’aspetto logico-razionale della comunicazione, altrimenti definito piano digitale, sia all’aspetto relazionale, altrimenti definito piano analogico, vale a dire al “come” viene espresso all’interno del processo comunicativo, che rappresenta la parte emozionale della persona. L’aspetto della relazione comprende tutta la parte della comunicazione paraverbale (velocità, volume, pause, ritmo e tono della voce), e della comunicazione non verbale, o linguaggio del corpo (movimenti del corpo, delle mani, degli occhi, postura, respiro, espressioni del volto).

Questo tipo di ascolto prevede una partecipazione fattiva da parte dell’ascoltatore, il quale non deve limitarsi ad ascoltare con interesse il suo interlocutore, ma deve agire una serie di attività ulteriori, al fine di realizzare il contatto con l’altro. Il risultato finale di questo livello di ascolto è la comprensione in toto della persona, delle sue richieste e necessità, la quale si sentirà compresa e gratificata.

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Immagine: Alessandro Vecchio