Comportamento e Atteggiamento: il “fuori” e il “dentro” di ognuno di noi

Il Comportamento di una persona può essere definito come tutto quanto è osservabile di quella persona da parte di altre persone, osservabile in termini di “cose fatte e dette”, quindi gesti, movimenti, azioni, parole, discorsi.

Nel comportamento umano rientra anche la comunicazione, intesa come “cose dette”, poiché noi la possiamo osservare ed ascoltare negli altri individui.

Quindi, se ogni comportamento comunica qualcosa, il comportamento è comunicazione, dal momento che la comunicazione verbale si pone come un canale distintivo del nostro comportamento generale.

C’è di più. Il comportamento non è atteggiamento, e viceversa.

La differenza tra comportamento (detto anche “comportamento esterno”) e atteggiamento (detto anche “comportamento interno”) , sta nel fatto che il primo è osservabile, secondo la definizione suddetta, mentre non è possibile per il secondo, in quanto è solo ipotizzabile.

L’Atteggiamento di una persona è rappresentato dalla sua vita interiore, da quello che pensa, che sente in termini affettivi, che prova in termini emotivi, che conosce e che si traduce, normalmente, in comportamenti precisi.

L’atteggiamento di una persona è ciò che predispone quella persona a determinati comportamenti. Se abbiamo il timore di una determinata situazione (atteggiamento), è molto probabile che faremo cose, o diremo frasi (comportamento) in linea con tale timore.

Per cui, generalmente, da una serie di comportamenti di una persona è possibile trarre indicazioni sul suo atteggiamento; indicazioni che dovrebbero, tuttavia, essere verificate, per evitare che si formino dei pregiudizi sulle persone.

E’ sempre bene, in ogni caso, evitare di generalizzare un comportamento di una persona e di classificarlo come suo atteggiamento, dal momento che il comportamento è solo una manifestazione esteriore, spesso condizionata dall’ambiente esterno.

Si possono dunque definire gli atteggiamenti di una persona come stati mentali, costituitisi nel tempo, che esercitano una influenza dinamica sull’individuo, preparandolo a reagire in modo particolare di fronte a delle situazioni; espressioni che si manifestano non solo con il canale verbale, ma attraverso tutti gli atteggiamenti espressivi.

Locus of Control: quanto sei protagonista della tua vita?

Locus of Control è il termine che in psicologia indica il “luogo di controllo”, ossia la percezione che una persona ha di poter influenzare la propria vita.

Questo locus può essere “interno”  (se si tende ad attribuire a se stessi i successi e gli insuccessi) o “esterno” (se si è portati a credere che i propri risultati derivino da fattori esterni, come il caso, la sorte e le azioni altrui).

In realtà, non esiste una persona che abbia un locus of control esclusivamente interno o esterno: sono molto rari i casi in cui queste due tendenze sono espresse in modo estremo. Tuttavia, conoscere quale è il nostro stile principale ci aiuta a comprendere come generalmente “leggiamo“ ciò che succede e di conseguenza il perché delle nostre azioni.

Locus of control interno
Le persone con locus of control interno percepiscono il raggiungimento di qualsiasi obiettivo come personalmente controllabile. Un locus of control interno, in genere, è associato ad una capacità decisionale propositiva, che si traduce in un atteggiamento fiducioso nelle proprie potenzialità e nel successo delle proprie scelte.

Le persone con un alto locus of control interno hanno una buona capacità di “leggere” la vita come un percorso sul quale ha la possibilità di scegliere e giocare un ruolo da protagonista.

Locus of control esterno
Le persone con locus of control esterno percepiscono il raggiungimento di un qualsiasi risultato come difficilmente controllabile. Un locus of control esterno, in genere, porta ad assumere un atteggiamento di impotenza di fronte al susseguirsi degli eventi.

Le persone con un alto locus of control esterno hanno la tendenza ad attribuire i risultati negativi sempre e comunque al destino o ad altre persone. Tendenzialmente, sviluppano un atteggiamento attendista, vivendo la vita come spettatori.

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Fonte: “Intelligenza Emotiva in azione” di Massimiliano Ghini – Il Sole 24 Ore